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Non cerco lampi per asciugare
un pianto,né rovine per sfamare
un ventre che d’argilla
sputa veleno,non
m’incorono di spine
per sentirmi divinità,ma resto radice intricata,abbarbicata
al mondo di sotto,umile ombra in un
mantello.
Se tu incidi la tenebra
con un bagliore da zolfino
mi inchino
cercando l'oro nel sapore dell'oblio,siedo
nel grigio, metallo che non
muta,dove il bene e il male
hanno il peso di una foglia
rinsecchita, caduta e
adesso polvere di cenere,muta.
Non splenda l’anello, non sia prodigio: preferisco
un ritorno,a passo sghembo che arretra
verso il fango di un giorno
che di dubbi esploda.
Nessuna luce
immobile,nessun miele
contro tosse canina:
solo il pane
di questo tempo,senza più
profeti,senza anestesia
per una nuova mattina.
*_gioilan_*