giovedì 30 aprile 2026

caduta dalle tasche, di nubi è.



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oggi
un sottile filo di perle
tintinna nell'aria, negli 
occhi,
tra le foglie, nei piedi.

pure come di Swarowski
minuscoli aggeggi
definiti di tempo
che circuisce
tra
succo di nubi e 
brulicare di bruchi
poi
scoppia di giallo nei pistilli
e fonde l'anima 
aggrumando
palloncini di gioia.

*_gioilan_*

mercoledì 29 aprile 2026

Nastro sul mare che cuce e racconta



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un lungotutto
come un nastro
parallelo
al mare,da amare
questo lungomare 
sentiero
sul tenue colore commosso
dal sole-oro-quieto
ammesso che uno sguardo
possa inquadrare
uno spazio,questo.
rammendo di stupendo
nel momento che 
ci passo,filo di cielo azzurro
cuce.

le palme maestosamente
aghi
-paiono incartocciate 
da una natura 
accartocciata
e scartocciata dalle potature al tronco -
corrono in fila a linea continuata,pare che in alto si aprano insalatiere,a braccia 
verdi spioventi
dondolando, impazienti 

dicevo di
queste palme,frementi
per cui poi ridono
a certi gabbiani
desiderosi di vitamina D(i)
così,fermi sugli scogli neri
di pece .
li saluto con braccia
veloci
a spalanco,come la ti di 
_tiamo_
e questo mi piace, ridendo.
ma quelli,infastiditi
spiccano volo
come comandato,disarcionati dallo scoglio,gruppo
coordinato
verso un dove
che non si sa.




*_gioilan_*






sabato 25 aprile 2026

"Nel bocciòlo il nòcciolo àncora ancòra"


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Nel bocciòlo amaranto pulsa cuore e il nòcciolo è nel nocciòlo
dei loro ultimi momenti.

Furono molti.

Amarono d’amore e il
contrappasso fu l'essere
slacciati dai pensieri, torturati
ammassati , fucilati , sotterrati. 
A volte.
Altre, smembrati e sciolti
su campi. 

E risbocciarono 
grano
girasoli 
papaveri e rose.

Stracci di loro ancòra, àncora
alle ossa annodate
ai fianchi delle speranze.
Pietre.

Sguardo, in ultimo allora, forse
al cielo di chi 
non vedrà più azzurro e luce
senza più vita.
Sguardo nostro, ora, che si 
restringe 
su queste minuscole
bolle cremisi di vita altra.

Il sangue: muta intensità e arde,con
l’orgoglio dolente
di queste esistenze offerte,
scegliendo
        L I B E R T À.

Piedi verdi dei rami,artigli
che riprendono linfa
nel poter respirare ora,ancora.

Pensare, ridere, vita.
Che da sempre ha un volto
nella folla delle stelle
senza tempo
cogliendo 
papaveri 
nel sole
nel suono di una 
banda che passa
nel rincorrere dei bimbi 
un pallone,o
nel salutare una donna
"Bella,ciao!" 

E' tutto.Ed oggi è àncora.
In quella parola.

*_gioilan_*


venerdì 24 aprile 2026

noi,tra urli e sussurri,Ulisse ed Enea

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troppo coinvolta
dal clamore delle rondini sull'azzurra grondaia che 
pare rincorrersi con loro

la mezzaluna 

ride a labbra socchiuse
e tutta la chiara armonia
delle prime stelle 
eclissa 
gli stridii
nell’immagine 
di queste frecce a
ruzzolare tra cirri che furono.
          
                    cremisi
 labbra dolenti o vele spiegate
da Enea con le navi incagliate
mentre
quell'altro travaglia
in migliaia di giri e canti di sirene 
dispettose e a notte s'attovaglia
con pensieri
su Penelope,Ulisse.

Sopra, un mare lieto
e tutta quella lamentazione 
delle onde
ricomposte nella schiuma di
"ti amo" urlati, intanto che
nei campi arati del padre di 
Lavinia
o
sulla strada, sui grigi 
marciapiedi, si sentano
-ma sussurri- nella segreta intimità 
del cuore,noi.

in noce a metà,in cui
issata su stecchino
bandiera fogliolina
di qualcosa,veleggiamo.
noi.

nella luna a barchetta
e tutto ciò  
che precede 
d'ogni termine, i pensieri.

*_gioilan_*

sabato 18 aprile 2026

Vita in vene e battiti di umido


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si accuccia un po' 
apostrofo di umido
nuota in corolla
a coppa
e
se alzi gli occhi senti 
che  su
         la'
imbalbetta
la rondine.
scende
si rialza e vola
sublime 
principio di traguardi
giocosi.

storpie chiome 
biascicano
poi urlano e per un
lampo si bloccano.

                        è che
il vento suona la tromba
più in alto che può 
nell'osteria
           -a tratti assolata-
tra enormi tini di nubi
dove consumi
un rosso pastoso,ingegnoso oltre di ore
scivolate.

fioriscono sulla gamba
vene blu
canali sommersi
di vita
che chiamano
sorrisi.
questo è.


*_gioilan_*


giovedì 9 aprile 2026

Calla in candido volume sboccia



--


come si svòltola
e schiude
panno candido intorno
al giallo
che dal fondo
-in silenzio-
si sbroglia ed esce per salvarsi
tenero e grandioso,anima
inquieta,vaporoso 
come
cirro.

s'inselva
nell'erba.

*_gioilan_*

lunedì 6 aprile 2026

del lunedì,giornata di festa e sole

--


l'angelo del lunedì dell'angelo
si spiumacchia
              -annoiato-
il messaggio lieto
-come ogni anno -
è stato dato, il compito è finito
dopo l'annuncio alle
pie
gli piacerebbe fumarsi
una siga
retta
via 
di quelle che corrono.

piume che scendono
sulla
carovana silenziosa che
incomincia a salire,formiche
nel corpo di tufo
che è il palazzo
tra lo spacco
di questo cielo cilestrino
per il lunedì , suo.

le storie del sangue
sbiadiscono
nei
Messali 
-avevano messo radici
 nei raggi di una luna
a focaccia di Pasqua
sazia 
e assetata  -adesso-  di gioia
dopo il viola 
nei paramenti
 dei giorni,i sali brancolati,tra
parole antiche,rosari,veli neri
sotto
la coltre scura delle nubi,a piangere - .

Oggi spazia con lo sguardo :
erbetta tenera e 
menta selvatica
prime rondini ridanciane
nella folata 
di vento
e
campanelle bianche di
mughetti
che fingono  -o forse no-
suonano 
qualcosa
di tenero.


(gli piacerebbe un pezzetto
 di cioccolata)



*_gioilan*_
 

domenica 5 aprile 2026

"Memoriale di luce, stanotte fu" —


--
dapprima è 
un
    asterisco di luce
poi  
esplode
dove  
rotola
un masso

e
scoppia di
faville
un angelo dal cielo
vestito di lucore

              a notte stanotte è notte
                 di fuoco
           che divampa 

 nel boato
del passaggio  
dalla morte alla vita 
                  intorno
splende 
come giorno

cantano gli stessi angeli
che annunciarono ai pastori :

"sono state vinte le tenebre del mondo ".

ammattina già:

"Salute a voi,donne che 
avete fiducia,non abbiate paura" 

la mano tesa
da prendere
stringere
baciare, portare alla fronte .

fa male :
la mano ha un
foro 
cui trapassa
luce.
fa bene :
è qui ,e Lui è reale.

E sorrideva a noi.

"In Galilea mi vedranno 
tutti gli altri"

*_gioilan_*

sabato 4 aprile 2026

Lauda è, di Veronica non madre.


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Uscivo per il mercato
ma la folla, spingeva.
Tre uomini andavano
al macello del supplizio .

Uno lo conoscevo,Lui che trascinando il
suo legno
era caduto nella polvere
e nel fango,io conoscevo.

Ho perso 
sangue 
sangue sangue
per anni
senza freno.
Lui 
con parole di luce,mi
aveva guarito
ma ora, a me dinnanzi 
era solo 
carne aperta.
 
Gli vedo le spine
il rosso che scende,
gli chiude gli occhi
cola
dalla fronte fuor di vena.

Non so se fu il mio
solito stiletto in cuore
pensiero
d'esser mai stata madre
di Lui -che forse
ce l'aveva ancora
una Madre 
chissà dove-,trovai
coraggio ,mi mossi 
tra le armature.

Lo straccio
candido
che ogni giorno
porto
come copricapo
ho
poggiato
per pietà 
su quel volto martoriato e
stanco
io,
ho tolto il mio velo
ma 
non ho strofinato.

Ho solo voluto
o
fosse un attimo
di fresco 
o
di cura
senza parole che non so mai avere
-e poi che gli vuoi dire?-

L’ho appoggiato
come un sudario,un
un bacio  di stoffa
su sangue e polvere poi fango guadagnato nella caduta.

Dopo
occhio suo
in
occhio mio
come in un lunghissimo
tempo di un soffio,mi
ha rapito di
pace.

Il soldato mi ha urtata :
"Via, donna! O sarai malcapitata!"

Sono tornata
nell'ombra,col
mio cencio stretto prima
al petto, io. dopo
l'ho appeso 
alla cinta,sul fianco
sinistro
perché sull'altro
avevo un cesto
di pani.

di poi
a casa,decisa 
a lavare l'orrore
di quel
colore

-nel mentre il cielo
s'era fatto buio

il tuono
con lo scrosciare 
immediata pioggia 
il terremoto che 
scosse 
ogni muro-

in catino
aspersi 
di brocca il liquido chiaro 
e,con 
lavoro di fino
-pensai- , avrei quella stoffa
per sempre
ripulito.

Ma dallo straccio
il cremisi
non cedeva al candore :
l'acqua restava limpida
e
svolgendo la tela
come una pergamena
il sangue
restava 
rappreso  Volto.

Lui è lì e
mi guarda,
per un breve tempo,figlio.
Mio.
Ogni volta. io cerco
il suo volto e
guarda con amore Veronica ,questa 
che 
non è sua 
Madre ,ma 
lo ha voluto figlio ,mentre 
si trascinava
solo,senza alcun
conforto,un
gesto breve,appiglio.


*_gioilan_*





venerdì 3 aprile 2026

E' Gesù,liturgia della stanchezza.



--

l'occhio 
quasi tondo 
bianco 
è la luna 

in alto appare
a stracciare la notte di luce
mentre mi conducono e
vado
come
al guinzaglio,loro cane.

un ultimo saluto, tutto mio mondo,vita mia.

strada confusa ,rumori
tra urla e calzari su
pietre.
poco dopo
nel Sinedrio c'è l' aroma
acre degli incensi 
misti al livore di leggi scritte 
col fiele.

il peso di ciò che so,si
compie lentamente

la profezia 
che mi preme sulle tempie
più delle spine che ora scavano il solco
mi è compagna.

tra gli ulivi, mentre il sudore 
tramutava in sangue, l’Angelo
portava ali 
e
il sussurro di ghiaccio che
il calice non sarebbe passato.

mi sento ancora quel 
terrore addosso,quella 
solitudine, che.

su questa via, adesso
vedo Mia Madre, 
i suoi occhi sono infilati 
nei miei,per dirmi.
TUTTO.


Madre di ogni dolore
Madre da oggi 
di quelli che 
ti chiameranno
MADRE 
in ogni loro 
ora
chiedendoti VICINA
MADRE
mi hai insegnato
la parola
Si.

E voi, pie donne,arcipelago
di panni scuri,isole
di pietà nel mare del mio fango.

Siete voi che
misurate il mondo dal ventre,voi
che sapete
il peso di ogni carne che nasce
e il freddo di quella che si spegne.

Non è pianto il vostro, è il ricamo del sangue
terso con lo straccio bianco della compassione
in ogni volta che siete
Veronica.

Un uomo
-Simone- cui hanno imposto
di essermi
accanto, poi .

nello sguardo ha calore
d'amico che sorregge,una
piccola porzione
di amore.

qualche sputo.folla.

sono stanco di questo,io.
tutto questo.Padre
dammi segno che  
sei con me.

ho sguardo ma non cerco
la via,il cielo
indaco è lassù 
il Padre 
che tace
dietro il velo del tempio
mi ha 
abbandonato.

L'occhio
quasi tondo, bianco in alto, adesso
 è il sole
che scandisce come ha scandito 
la luna 
             queste ore 
che diranno nei secoli
di Passione.
Astro che è vita
nel rimpianto di chi muore.

*_gioilan_*



mercoledì 1 aprile 2026

io sono l'uomo che non si dà pace


--
Giuda che sono
un Giuda che sarò per sempre
nei secoli dei secoli
a mille

eppure io sono
solo
io
che ho tradito il mio
Maestro, che è un amico
e mi ha chiamato
A M I C O
io che ho tradito 
il mio Signore
che non avevo capito

nella corsa mi fermo
abbraccio i rovi
mi ferisco ed è 
poco
pure se
in tutto questo
mi contrisco
e urlo
ai corvi,ai rapaci
al cielo,nero
colore del rancore
del terrore del
dolore

le ore passano
e tu Signore sei
sarai nelle mani 
degli sgherri

non è abbastanza strapparmi
i capelli 
cercarmi pietre appuntite
da infilzare nelle carni
scolpite 
del fiele che 
trasudo
io che ignudo sono
VERME come verme
e mi percuoto
di corda 
che stringeva vesti

stracciate vesti
con uno sputo
lanciati i trenta
denari
lontano ci provo e 
ti chiamo

Mio Dio mioDio
perché ti ho abbandonato ?

io che non sono degno
e mai più 
lo sarò 
di essere amato.

Amico ,sappi che
ho paura di me ,
di Te,o Padre del Figlio tuo tradito

l'albero
che si , mi attende
la corda che annodo
salgo sul macigno
 scalcio

Ora che io traligno
preferisco
un
non ci sarò più

al dolere a vita 
per le parole
io ti HO TRADITO
Signore e AMICO.

*_gioilan_*








"il metalomai del fratello Giuda"


--
c'è una fessura breve in cui
Dio prova a rientrarci
dentro: è la Speranza 
oltre ogni tradimento
ricevuto da chi amiamo e
anche da noi, che gli siamo figli.

Giuda è l'unico
a non chiamare Gesù "Signore" che vuol dire Vita,ma Rabbì.

In una parola, c'è la distanza :
chiamarlo Maestro parla di una vita senza amicizia,di ruolo di subalternità. Chi insegna
dottrine è esterno a te,da ascoltare,si. Dopo, puoi andare via. 

Forse ,in questo giovane uomo
al seguito del suo Rabbì ,c'è bisogno di  avanzare verso una condizione migliore e generosità ,nella fiducia di migliorare la propria terra,il proprio popolo,con il cuore che scoppia di proponimenti
e vuole un mondo nuovo.

Non sappiamo se questo ragazzone fosse ingenuo,forse sognatore,si.
Un visionario 
che costruiva speranza di un futuro di libertà,in un mondo in cui il nutrire certi progetti poteva essere fantasticheria irrealizzabile.

La morte di Gesù è un pensiero che lui non si era 
posto,anzi.Tante volte l'impulso è già quella leggerezza che non pondera e può uccidere, lui,di per certo
non desiderava la morte del suo Maestro.

Non.Aveva.Mai.Pensato.Potesse succedere.
Lo seguiva perché era un Giusto.
Gli piaceva ascoltarlo,sciogliersi i calzari con lui e precipitare i piedi in acqua dopo un lungo tragitto,bere 
vino e danzare e cantare.
Pregare.
Riflettere sulle Scritture.Come solo lui faceva venire voglia di fare.

Il maestro ideale.
Chissà che non 
sperasse di forzargli la mano per spingerlo a manifestarsi come Messia.
Non più solo insegnante. Ma guerriero e liberatore politico in una lotta strenua contro Roma.

Un "obolo"  ci poteva stare .Per tutto il gruppo dei confratelli ,come lui alla scuola del Rabbì,e solo affinché Gesù incontrasse 
il Sinedrio, non era che un passaggio,un accordo stabilito per dialogare,discutere,con chi 
gli aveva spiegato che non voleva attriti,ma certezze.

Anche se.

È vero,si. Poteva essere pericoloso.Ma gli avevano assicurato.
Nessun rischio per un confronto.

Fu poi un disobbedire a SimonPietro ed a tutti , indicarlo .Da un po' "La Roccia" 
 dispensava regole, e fu con un abbraccio.E un bacio , misurando l'infinito con 30 monete,illuso da un guadagno ,a consegnarlo.


Il termine, da ripetersi
con le mani sulla faccia,a prendersela per cercarsi 
e incominciare a capire ciò che,al contrario
del suo fantasticare 
era irrimediabilmente reale ,
fu
TRADIMENTO.

Glielo.
Avevano.
Urlato:
               TRADITORE
mentre sguainavano spade e cadeva un orecchio ,tra urla e fiaccole,gente che scappava,Lui che veniva preso e legato
senza opporsi.

Se volti le spalle a qualcuno,poi
 capisci ,ti metti a nudo con te stesso,vorresti non.

Vorresti non fosse successo,per colpa tua.

Raccogliersi il sale,nelle mani a sacchetto sul volto.
Il sale del proprio sudore,in questo affanno dopo aver corso,
lontano da se stesso
ed essere se stesso con altro sale sparso,lacrime.
Tra le dita lorde. Fu ciò che gli
successe quasi immediatamente.

Giuda, adesso è 
smarrito, non sa come rimediare
questa condizione umana di disagio
che gli sale nell'animo e
che lo turba , gli
 fa torcere le mani,prendersi i capelli e strapparli : la 
disperazione.

Valuta tutti i contro del suo comportamento 
inappellabile , e questo senso di vuoto caldo, che parte dallo stomaco e stritola il cuore , è 
l' angoscia.

Il dolore mette radici nel terrore,quando Giuda ha dato un nome al proprio mal fatto, incomincia a ricordare il suo rapporto personale di quotidianità ,con il suo Rabbì che,adesso forse capisce, è il Signore.
Il Messia promesso nelle profezie  e giunto,ma non per battagliare.

Il povero giovane comprende,cambia idea e ciò che ha a cuore nel suo provar rimorso, è la salvezza di questo 
amico che più che un Rabbì,gli è parso un agnello . Da sacrificio.
Che
gli ha chiesto ,quasi con ironia:

"Amico, per questo sei qui!?". 

Con un tono  che non era di condanna,piuttosto
di misericordia.
Pur consapevole dell'infedeltà 
lo ha chiamato :
AMICO.

Quindi,lo hanno
trascinato via.

Il dispiacere di Giuda  ha un nome antico e greco,  metamelomai , che scuce e ricuce il senso esatto del rimorso : 
è il rimpianto che rode, rosicchia, topo
 nero e lento,
l'animo di un ramo rigoglioso caduto in terra.

L'uomo
non sa che si sta chiudendo in se stesso. Il rimorso diventa un "mostro" che lo isola: non vede più Gesù come Salvatore, ma solo come la vittima del proprio crimine.

Deve provare a far qualcosa: il giovane sognatore dai grandi ideali
ha in tasca ciò che non è ideali ma prezzo,di sangue. E ci prova. 
Si reca dove può - lui crede- 
rimediare, va'.

A restituire i 30 denari.
A parlare,a chiedere ancora,anche a supplicare.

I sommi sacerdoti hanno il ghiaccio che stritola il cuore in un pugno ,negli atti,nelle parole e la replica   
è gelida:
 "A noi che importa?" 

E il negoziatore Giuda, capisce di essere stato usato e scartato. 
È forse come lo sputo che gli
riservano, lanciato 
via  per terra,che esprime dispregio
ed ingiuria

Quindi è disprezzato anche da chi lo ha pagato.

Non può  più far parte dei Dodici.

La perdita totale di appartenenza, la perdita del senso di famiglia, i bisogni del cuore — sarà il macigno. 
Anche per il suo orgoglio ferito, il peggior nemico che potesse avere.

Il rimorso ti aiuta a ripeterti quello che hai fatto,accusato e criminale
nella prigione 
della responsabilità senz' appello.

Il traditore che
prova vergogna,si sente povero contando ancora quel patrimonio che sono i suoi trenta denari.
Presume che per lui uomo,
mai altro uomo potrà provare qualcosa di meno velenoso del ribrezzo.

Ed  è ad indicarsi 
come sleale,infido,solo,senza mai più un amico,un fratello.
Per sempre.
In ogni secolo,il suo nome sarà 
quello di un traditore.
Un Giuda,Traditore.

Nel sentirsi colpevole, lui non immagina di essere uno strumento del Padre ,non sa che può ancora scegliere, può trovare fessura in sé,scavare e fare polvere di tutto il.suo.inenarrabile .dolore per sperare e
chiedere perdono.

Ad un certo punto trova in se stesso il peggio e cioè il bisogno di essersi colpevole per sempre ,da punire.

In sempre che lo perseguitera'
e potrebbe essere infinito.
Anzi,no.
Meglio di no.

Non regge allo sconforto e 
diventa carnefice di se stesso.
Con ogni pensiero,urlando,piangendo,
correndo lontano da tutti,da tutto.

Dopo aver venduto il Signore
decide che non gli rimane altra strada, per uscire da questo sua morsa come di ferro, da questo rimorso feroce,
che gli divora ogni cosa, ogni parola, ogni dirsi uomo meritorio
di serenità.

Infine,in questa solitudine
ASSOLUTA
che è il freddo che paralizza,il
muro invalicabile,
l'aggirarsi nel buio del cuore
tutto sfocia.

Come in un'acqua
in cui cercare la conclusione
affogandosi tra marosi 
e
tutto ciò 
gli rende la morte unica via d'uscita percepibile. 
la fine di tutto.

Proprio per lui che sa che l'irreparabile è compiuto, il suicidio diventa l'unico modo per mettere a tacere l'angoscia di un'esistenza che percepisce come definitivamente sporca.

E Giuda

rinuncia a vivere.
Non prova ad allargare la fessura
per far spazio al Padre,per riabbracciare Gesù.

Il giovane uomo sognatore
diventa frutto di un albero 
che porterà per sempre il suo nome.

La "fessura" è il bisogno che abbiamo di Dio che non "entra" per i nostri errori, ma usa proprio quelli come
 porta d'ingresso : è lì che siamo umili e pronti ad accoglierlo.

Giuda,fratello.
Adesso .C'è un piccolo spazio anche per te e per il tuo
tormento lontano di secoli.


*_gioilan_*