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c'è una fessura breve in cui
Dio prova a rientrarci
dentro: è la Speranza
oltre ogni tradimento
ricevuto da chi amiamo e
anche da noi, che gli siamo figli.
Giuda è l'unico
a non chiamare Gesù "Signore" che vuol dire Vita,ma Rabbì.
In una parola, c'è la distanza :
chiamarlo Maestro parla di una vita senza amicizia,di ruolo di subalternità. Chi insegna
dottrine è esterno a te,da ascoltare,si. Dopo, puoi andare via.
Forse ,in questo giovane uomo
al seguito del suo Rabbì ,c'è bisogno di avanzare verso una condizione migliore e generosità ,nella fiducia di migliorare la propria terra,il proprio popolo,con il cuore che scoppia di proponimenti
e vuole un mondo nuovo.
Non sappiamo se questo ragazzone fosse ingenuo,forse sognatore,si.
Un visionario
che costruiva speranza di un futuro di libertà,in un mondo in cui il nutrire certi progetti poteva essere fantasticheria irrealizzabile.
La morte di Gesù è un pensiero che lui non si era
posto,anzi.Tante volte l'impulso è già quella leggerezza che non pondera e può uccidere, lui,di per certo
non desiderava la morte del suo Maestro.
Non.Aveva.Mai.Pensato.Potesse succedere.
Lo seguiva perché era un Giusto.
Gli piaceva ascoltarlo,sciogliersi i calzari con lui e precipitare i piedi in acqua dopo un lungo tragitto,bere
vino e danzare e cantare.
Pregare.
Riflettere sulle Scritture.Come solo lui faceva venire voglia di fare.
Il maestro ideale.
Chissà che non
sperasse di forzargli la mano per spingerlo a manifestarsi come Messia.
Non più solo insegnante. Ma guerriero e liberatore politico in una lotta strenua contro Roma.
Un "obolo" ci poteva stare .Per tutto il gruppo dei confratelli ,come lui alla scuola del Rabbì,e solo affinché Gesù incontrasse
il Sinedrio, non era che un passaggio,un accordo stabilito per dialogare,discutere,con chi
gli aveva spiegato che non voleva attriti,ma certezze.
Anche se.
È vero,si. Poteva essere pericoloso.Ma gli avevano assicurato.
Nessun rischio per un confronto.
Fu poi un disobbedire a SimonPietro ed a tutti , indicarlo .Da un po' "La Roccia"
dispensava regole, e fu con un abbraccio.E un bacio , misurando l'infinito con 30 monete,illuso da un guadagno ,a consegnarlo.
Il termine, da ripetersi
con le mani sulla faccia,a prendersela per cercarsi
e incominciare a capire ciò che,al contrario
del suo fantasticare
era irrimediabilmente reale ,
fu
TRADIMENTO.
Glielo.
Avevano.
Urlato:
TRADITORE
mentre sguainavano spade e cadeva un orecchio ,tra urla e fiaccole,gente che scappava,Lui che veniva preso e legato
senza opporsi.
Se volti le spalle a qualcuno,poi
capisci ,ti metti a nudo con te stesso,vorresti non.
Vorresti non fosse successo,per colpa tua.
Raccogliersi il sale,nelle mani a sacchetto sul volto.
Il sale del proprio sudore,in questo affanno dopo aver corso,
lontano da se stesso
ed essere se stesso con altro sale sparso,lacrime.
Tra le dita lorde. Fu ciò che gli
successe quasi immediatamente.
Giuda, adesso è
smarrito, non sa come rimediare
questa condizione umana di disagio
che gli sale nell'animo e
che lo turba , gli
fa torcere le mani,prendersi i capelli e strapparli : la
disperazione.
Valuta tutti i contro del suo comportamento
inappellabile , e questo senso di vuoto caldo, che parte dallo stomaco e stritola il cuore , è
l' angoscia.
Il dolore mette radici nel terrore,quando Giuda ha dato un nome al proprio mal fatto, incomincia a ricordare il suo rapporto personale di quotidianità ,con il suo Rabbì che,adesso forse capisce, è il Signore.
Il Messia promesso nelle profezie e giunto,ma non per battagliare.
Il povero giovane comprende,cambia idea e ciò che ha a cuore nel suo provar rimorso, è la salvezza di questo
amico che più che un Rabbì,gli è parso un agnello . Da sacrificio.
Che
gli ha chiesto ,quasi con ironia:
"Amico, per questo sei qui!?".
Con un tono che non era di condanna,piuttosto
di misericordia.
Pur consapevole dell'infedeltà
lo ha chiamato :
AMICO.
Quindi,lo hanno
trascinato via.
Il dispiacere di Giuda ha un nome antico e greco, metamelomai , che scuce e ricuce il senso esatto del rimorso :
è il rimpianto che rode, rosicchia, topo
nero e lento,
l'animo di un ramo rigoglioso caduto in terra.
L'uomo
non sa che si sta chiudendo in se stesso. Il rimorso diventa un "mostro" che lo isola: non vede più Gesù come Salvatore, ma solo come la vittima del proprio crimine.
Deve provare a far qualcosa: il giovane sognatore dai grandi ideali
ha in tasca ciò che non è ideali ma prezzo,di sangue. E ci prova.
Si reca dove può - lui crede-
rimediare, va'.
A restituire i 30 denari.
A parlare,a chiedere ancora,anche a supplicare.
I sommi sacerdoti hanno il ghiaccio che stritola il cuore in un pugno ,negli atti,nelle parole e la replica
è gelida:
"A noi che importa?"
E il negoziatore Giuda, capisce di essere stato usato e scartato.
È forse come lo sputo che gli
riservano, lanciato
via per terra,che esprime dispregio
ed ingiuria
Quindi è disprezzato anche da chi lo ha pagato.
Non può più far parte dei Dodici.
La perdita totale di appartenenza, la perdita del senso di famiglia, i bisogni del cuore — sarà il macigno.
Anche per il suo orgoglio ferito, il peggior nemico che potesse avere.
Il rimorso ti aiuta a ripeterti quello che hai fatto,accusato e criminale
nella prigione
della responsabilità senz' appello.
Il traditore che
prova vergogna,si sente povero contando ancora quel patrimonio che sono i suoi trenta denari.
Presume che per lui uomo,
mai altro uomo potrà provare qualcosa di meno velenoso del ribrezzo.
Ed è ad indicarsi
come sleale,infido,solo,senza mai più un amico,un fratello.
Per sempre.
In ogni secolo,il suo nome sarà
quello di un traditore.
Un Giuda,Traditore.
Nel sentirsi colpevole, lui non immagina di essere uno strumento del Padre ,non sa che può ancora scegliere, può trovare fessura in sé,scavare e fare polvere di tutto il.suo.inenarrabile .dolore per sperare e
chiedere perdono.
Ad un certo punto trova in se stesso il peggio e cioè il bisogno di essersi colpevole per sempre ,da punire.
In sempre che lo perseguitera'
e potrebbe essere infinito.
Anzi,no.
Meglio di no.
Non regge allo sconforto e
diventa carnefice di se stesso.
Con ogni pensiero,urlando,piangendo,
correndo lontano da tutti,da tutto.
Dopo aver venduto il Signore
decide che non gli rimane altra strada, per uscire da questo sua morsa come di ferro, da questo rimorso feroce,
che gli divora ogni cosa, ogni parola, ogni dirsi uomo meritorio
di serenità.
Infine,in questa solitudine
ASSOLUTA
che è il freddo che paralizza,il
muro invalicabile,
l'aggirarsi nel buio del cuore
tutto sfocia.
Come in un'acqua
in cui cercare la conclusione
affogandosi tra marosi
e
tutto ciò
gli rende la morte unica via d'uscita percepibile.
la fine di tutto.
Proprio per lui che sa che l'irreparabile è compiuto, il suicidio diventa l'unico modo per mettere a tacere l'angoscia di un'esistenza che percepisce come definitivamente sporca.
E Giuda
rinuncia a vivere.
Non prova ad allargare la fessura
per far spazio al Padre,per riabbracciare Gesù.
Il giovane uomo sognatore
diventa frutto di un albero
che porterà per sempre il suo nome.
La "fessura" è il bisogno che abbiamo di Dio che non "entra" per i nostri errori, ma usa proprio quelli come
porta d'ingresso : è lì che siamo umili e pronti ad accoglierlo.
Giuda,fratello.
Adesso .C'è un piccolo spazio anche per te e per il tuo
tormento lontano di secoli.
*_gioilan_*