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Uscivo per il mercato
ma la folla, spingeva.
Tre uomini andavano
al macello del supplizio .
Uno lo conoscevo,Lui che trascinando il
suo legno
era caduto nella polvere
e nel fango,io conoscevo.
Ho perso
sangue
sangue sangue
per anni
senza freno.
Lui
con parole di luce,mi
aveva guarito
ma ora, a me dinnanzi
era solo
carne aperta.
Gli vedo le spine
il rosso che scende,
gli chiude gli occhi
cola
dalla fronte fuor di vena.
Non so se fu il mio
solito stiletto in cuore
pensiero
d'esser mai stata madre
e
di Lui -che forse
ce l'aveva ancora
una Madre
chissà dove-,trovai
coraggio ,mi mossi
tra le armature.
Lo straccio
candido
che ogni giorno
porto
come copricapo
ho
poggiato
per pietà
su quel volto martoriato e
stanco
io,
ho tolto il mio velo
ma
non ho strofinato.
Ho solo voluto
o
fosse un attimo
di fresco
o
di cura
senza parole che non so mai avere
-e poi che gli vuoi dire?-
L’ho appoggiato
come un sudario,un
un bacio di stoffa
su sangue e polvere poi fango guadagnato nella caduta.
Dopo
occhio suo
in
occhio mio
come in un lunghissimo
tempo di un soffio,mi
ha rapito di
pace.
Il soldato mi ha urtata :
"Via, donna! O sarai malcapitata!"
Sono tornata
nell'ombra,col
mio cencio stretto prima
al petto, io. dopo
l'ho appeso
alla cinta,sul fianco
sinistro
perché sull'altro
avevo un cesto
di pani.
di poi
a casa,decisa
a lavare l'orrore
di quel
colore
-nel mentre il cielo
s'era fatto buio
il tuono
con lo scrosciare
immediata pioggia
e
il terremoto che
scosse
ogni muro-
in catino
aspersi
di brocca il liquido chiaro
e,con
lavoro di fino
-pensai- , avrei quella stoffa
per sempre
ripulito.
Ma dallo straccio
il cremisi
non cedeva al candore :
l'acqua restava limpida
e
svolgendo la tela
come una pergamena
il sangue
restava
rappreso Volto.
Lui è lì e
mi guarda,
per un breve tempo,figlio.
Mio.
Ogni volta. io cerco
il suo volto e
guarda con amore Veronica ,questa
che
non è sua
Madre ,ma
lo ha voluto figlio ,mentre
si trascinava
solo,senza alcun
conforto,un
gesto breve,appiglio.
*_gioilan_*