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Non so se fosse rabbia
o felicità,quella risata urlata di mia madre,eco di un ospedale
dove ho imparato a sparire.
Joe, il mio diabetico folle, voleva
-mi voleva-
voleva
possedere la torta proibita
e cercava di soffocarmi
nel suo amore
con la violenza di un manrovescio
promesso ,ma mai dato,forse
esasperato
da tutto. Ma fedele
fino all'ultimo,Joe, e oltre.
Ero il corpo d’America, desiderato
bramato in un esasperato
desiderio comune
di possesso (!)
ma nella bara, sotto il vestito
di Pucci,le mie mammelle
erano solo pezzi di gomma,viti
avvitate su un silenzio finalmente
vero
mentre io ero,sfatta.
La mia solitudine, il mio unico
possesso, sempre era stata
la certezza mia compagna ,che
oltre ogni mia lagna ,affogava
in un bicchiere largo.
Dimenticavo le battute,annegavo
nel panico
delle scenate sui set
ingoiavo pillole,sentivo me stessa
dentro,premeva
come un grido strozzato
in un cuore infiammato,sempre.
Effervescente l'urlo:
«Qualcuno ha visto il mio ukulele?»
chiedevo al vuoto, mentre
rigoglioso
il mio utero
urlava «Bambini!» per poi autodistruggersi
in un’aspirazione sterile
senza presenze di figli.
Ero uno specchio
di raggi di sole :
la gente si guardava in me
e si amava, così mi amava
ma io ero solo la droga del loro momento.
Non sono stata
una stupida,bionda che gli uomini preferiscono,ho
solo cercato di disimparare a usarmi.
Sapevo che tra questa carne e questa morte
non c'è posto per l'obli o:
Oddio,io sono e sarò lei
sempre
burattina,quella che ancora adesso
biancùgina dalla tivù a notte
fonda e ride
facendoti sorridere,Marilina.
*_gioilan_*
100 anni dalla nascita di M.Monroe
ma di lei avevo già scritto:
https://ilcatinodizinco.blogspot.com/2001/07/marilina.html?m=0