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Mi ricordo
- come in un sogno e pure appannato-
s e n t i r e.
Un rumore fastidioso.
Mentre emergevo da
un qualche mare beato e tutto buio,nel sonno profondo.
Era lo squillo del nostro
vecchio
telefono grigio,a disco.
Lungo .
Squillo.
E ancora ,squillo,lungo.
Estenuante come la sveglia che non si ferma e che,se la identifichi,poi non riesci a trovare
per farla smettere.
Mi ricordo,dopo
tanto,la mammi rispondere.
(Uno squillo ad un‘ora che non é ancora giorno ma sta per,
nella nostra casa, é sempre foriero di novità.Brutte.
Così.
In questo
*dormi-sveglia-da svegliata*,
te lo dici.)
Quindi.
Una speciale sfumatura nella voce stizzita,infastidita,più che
urlata,voce alta,che parte da sussurrata a toni Everest -scalato-
ghiacciato
ma in maniera innervosita (!) :
“Ma che significa?“
Quel tanto, tanto.Tanto così .
Per farmi entrare nelle pantofole ,di corsa,ancora poco presente con la mente.
E la mammi scandire :
“Che vuol dire
La.città .non.esiste.più ?“
Quindi vederla
mettere giù
la cornetta,senza salutare,con furia.
E accendere tutto l‘accendibile : radio,
tivù.
Con ordini secchi a me che non ci capivo.
“Accendi il computer e cerca.
Tua sorella si é svegliata.Ha acceso la radio.
Il terremoto.A L‘Aquila.
La città. Non c‘é più .“
Stavolta ero io a chiedere che significasse.
Il pc si svegliava pure lui e cercava la connessione.Io riordinavo i pensieri.
Perché del terremoto.Cioè.
*Dei terremoti*
(plurali),sapevo.
Da parecchi mesi.
Pure di quello del giorno prima,Domenica delle Palme.
Alla radio,si.Adesso ne parlavano.
Ai tiggì lo ridicevano.Come fatto assodato da ore.
Ma le parole :
“Squadre di soccorso stanno convergendo da Roma.É in moto la protezione civile“
ti davano l‘estensione.
Del fatto.Comunque difficile.Enorme.
Il Web era lento a caricare,alla fine si aprirono le pagine.
Si.Tutto vero.Stavano arrivando le prime immagini.
Non il piccì,
ma il monitor sul sito di Repubblica, lo spensi immediatamente.
Sulla foto di quel che rimaneva della chiesa di San Pietro a Coppito e dei palazzi,sulla piazzetta che conosciamo
così bene.
Fu come la doccia ghiacciata dopo una corsa in piena estate;come uno schiaffo in piena faccia dalla maestra,da bambina che non impara la poesia;un lampo con tuono nel silenzio del primo pomeriggio d‘estate mentre ti leggi un libro.
Perché .
Se la chiesa,i palazzi,la piazza erano
ridotti così ...
mbè ... A pochi isolati c‘erano due case che noi conoscevamo
*ancora più bene* .
E a fare le addizioni...
quelle con gli addendi
ed il segnetto più...
Me lo aveva insegnato
da piccola, giusto la mammi.
In grado di farle benissimo anche adesso.Solo che si chiamano
“associazioni nella mente fra cose“ .
Ecco.Si.Monitor spento:niente foto.
L‘importante era preparare la mammi per gradi.
La mammi che nel frattempo cuciva informazioni radiotelevisive,borbottava,
telefonava,
accendeva candele pregando,
preparava
non so quale borsa,con non so che.
Perché .
Ci doveva andare lei.
A L‘Aquila.
Visto che né zia Lina,né zia Lucia.Nemmeno i “ragazzi“.
Le rispondevano al telefono.
Da allora,*per grazia ricevuta*
(furono tutti salvi).
Stanotte,
nella ricorrenza, noi non dormiamo.
Stiamo
incollate alla tivù.
A sentire i 309 rintocchi,i nomi.
Io aspetto sempre
quello di Angela,una ragazza che lì
studiava ingegneria,pugliese.
Tutta la sua storia me l‘ha raccontata
a telefono,in
quei giorni, la mia cuginetta Nicoletta,che era sua amica.