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noi siamo un divenire
come foglie di ottobre.
dopo essere spuntate
orgogliosa.mente rigogliosa.mente
vivono
bagnate dal sole
rabbuiate dalla notte
si ammalano
seccano
poi muoiono
però
prima di mescolarsi
alla terra,volano.
Quello che mi colpisce,da condividere. Riflessioni. -Scrivendo- E c'è un catino di zinco a contenere :-) un blog di letteratura. con racconti,poesia. Tutto senza pretese,da me. che in questi luoghi sono *gioilan* (sentita.mente)
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noi siamo un divenire
come foglie di ottobre.
dopo essere spuntate
orgogliosa.mente rigogliosa.mente
vivono
bagnate dal sole
rabbuiate dalla notte
si ammalano
seccano
poi muoiono
però
prima di mescolarsi
alla terra,volano.
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solleticato il nulla
sospirando
il vuoto.
e' tutto come in un cubo
di cemento,trasparente
e lento.
privo di porte.non si esce
qui.io sto.
dentro non so che
dentro non so che.io
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è troppo vento. tanto tutto
contro.
lì.muro
di acqua di pietra di cielo
sgretola
polvere oro. si contorce
sul massacro del mare
un tramaglio di sale.
si spalanca sui suoi sentieri
prima in basso poi in alto
un gabbiano lento,maestoso e lento.
eppure il tempo ticchetta.
( respiri).
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una gratella di trame
(la vita è uno spazio
tra agganci e rotture)
ed ombre prigioniere:
fantasmi e sirene s'aggirano
eterei
sotto
tovaglie di cielo
verso
ore veloci come ali d'uccelli in fuga
e
grani di sabbia tra illice ed alluce.
(parole sputate
consumate
gestite
per divenire proiettile o carezza,manrovescio o sussurro gentile.
strappi che non vogliono una forma,anche una firma.
parole su cui si inventa e si disegna,
pronti a cancellare prede altrettanto
e v a n e s c e n t i)
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la mancanza di sonno
riduce le prestazioni cognitive
e non cognosco più
n u l l a.
mia cugina ad Aulla è monaca
di clausura
mio cugino prete è in Guatemala
e pugnala zanzare
con postura da Bruto.
(l'usura della nostra infanzia
negli anni scivolati
esala nei ricordi e
ci allontana
anche se zia
spera -che ci rivedremo- in un saluto)
Intanto siamo.
Stiamo.Spiamo ricordi.
Musei contemporanei aperti alle sei
il giorno sei
-faccio il computo e non torna-
chissa'
quello che direi
al prete in Guatemala ed alla monaca
ad Aulla.
(dove sei senza sonno?
senza capoccia o testa sulla spalla?)
Sospesa, storia insonne e sorpresa,
goccia a goccia, faccio pace
di mormorii e segnali, come
da barca a sponda.
bandierine colorate, con tutto che
si tace ancora,messaggi.
Parole e voci, tutt'altro dicono quando.
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ed ecco come ci si prova,a vivere.
a volersi bene. è facile .
uscire a farsi preparare un buon caffè da Sandrino che ti sceglie un croissant.
a raccogliere sul banco i minuscoli cristalli di zucchero con il dito,mentre lo ascolti ridere e raccontarti della piccola Carla.
poi andare verso il muraglione,ad imparare come sorge piano l'arancia splendente e fa a fette un mare dorato.
spalanchi gli occhi,annusi l'universo
aranciatoazzurro frizzante di febbraio e ridi.
sei libera e ridi.
(di questo sogno,poi.da sveglia)
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sta arrivando,la vedo.
Lentamente ,nella neve.
la nonna arranca affaticata,ma non demorde e mi si avvicina.
Dobbiamo parlare,lo sa.
Le devo parlare,lo so.
E senza che i bambini o Graziella ci ascoltino.
La famiglia Verrini,quella che solitamente abita il palazzo rosso accanto al boschetto, era scomparsa tre giorni fa.
Ierl'altro gli Argenti,dalla villetta ad angolo,accanto al panificio.
Ieri mattina erano spariti i Piscopo,dalla casa accanto alla nostra.
Stanotte sarebbe successo a noi.
Cosa,non so.Ma domani,di noi italiane non si sarebbe saputo più nulla.Come di tutti loro.
Solo case vuote.
Eppure,Capodistria era così bella. Ed era lì, la nostra casa.
Capodistria era,la nostra casa.
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eccomi
se questa vita è , è per
succhiare attimi
qualunque cosa succeda.
di me,adesso.
è come
quando stiamo prendendo fiato
dopo una lunga,pazza corsa.
uno sguardo.
tutt'intorno.
e poi ,tenendosi i fianchi
con il cuore in gola e le gote porpora
inghiottire gli ansimi
pronta ancora
a mordere l'aria sul filo del respiro,
e.poco dopo,
ricomponendo a crocchia i capelli,ecco.
la mia vita è.
la furia di esserci.
Allo scoglio che guardo,
grattato dai flutti
nel vento. -esserci-
o al nastro d'asfalto su cui
fiotti di pioggia scivolano
dalle chianche alle gote delle margherite.
-esserci-
ai picchi delle nuvole come montagne
di panna
su quegli enormi coni gelato di pistacchio
che sono
alberi dalle chiome scomposte.
-esserci-
alle ghiande ottobrine
tra dita di radici e
funghi e foglie
che scrocchiano sotto scarpe.
al frinire delle cicale
se l'afa spacca la terra
o il mare è lontano e ferisce l'occhio,
lancia azzurra lontana.
-esserci-
al panino morso in fretta
alle scarpe allacciate
al filo di trucco sugli occhi
alle tante,a milioni,risate.
Eccoci : io,qui.e me stessa.
Spaccando caramelle nei denti
succhiando
la dolcezza
della giovinezza.
Adesso,devo andare.
Declinando il verbo essere
io sono
io sarò
per sempre ,quando mi penserete.
Velocista,in corsa (adesso) in paradiso.
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i pomeriggi,
di gennaio, alle
diciassette e trenta .
i pomeriggi. quelli
quando il sole più non c'è
e il mare contro il cielo
si fonde nella nebbiolina.
di gennaio grigiazzurro
i pomeriggi quelli,che non viaggio,che non respiro.
che non vedo più.