domenica 30 novembre 2025

d'alito e catene oltre i vetri


--
è un guaito d'intenti
questo strisciare
di parole
succhiando sangue da dita ferite.

il cielo, dalle persiane s'intravede
e come grato di archi di luce
gira, tra nubi 
e tisane azzurre,intazzato
 su
pozze.

sciogliendo gelo sui vetri
-che alito allarga-
l'infanzia ancora :
"Zecchino d'oro"
e arabeschi 
con il dito ,ascoltando.

da dentro a fuori che guardo
un'altalena di ruggine,il
pomeriggio domenicale 
di
righe tirate a filo
in minuti
cantati e
incielati di gioia.

*_gioilan_*




mercoledì 26 novembre 2025

suonata sonata e allegretto andante


--
una richiesta formale
per sonata 
al pianoforte 
cucita alle frange del rivestimento
del sofà 
qua e là 
un maleintendimento,fra.
tutto tanto troppo
sta.

_*gioilan*_

giovedì 20 novembre 2025

scivolano ombre in pozze di parole



la grammatica
nella stoltezza
ha parole da strisciare 

in bolle di frasi sfatte
in crune di aghi
in bocca di curve e 
di
silenzio.

sul dorso delle dita
scende
foschia
in una mente
a forchetta che infilza
                 il salto 
di luce
tra sole e primo freddo.

nelle scarpe non vorresti 
pietre,ma
metri di passi
da volare
a corto di fiato

quando

passando
annusi
lo scrocchiare dei colori
e una foglia gialla 
prigioniera
tra puntini di ghiaia,in acqua
trema,come se



*_gioilan_*


martedì 18 novembre 2025

l'Alzheimer ,faticoso nel mio callo


--
passi.
mentre racconta
veloce mente
che io non riesco 
a tenerle dietro,mi stanca
l'idea che lei sappia già 
che dimenticherà 
t u t t o.

siamo tanto e sempre amiche
dal - più o meno-
non mi ricordo
niente
di quel giorno e quando,ma tu si.
-mi dice-
dai 
che lo sai,ridendo.
sicuramente sai.

-dalla scuola,rido 
ma non le dico-

che io,zappando
in quella zolla del dolore
mio
per te,ho
 un callo 
alla mano
che ti porgo
prima di scrivermi 
sul volto
rivolto al tuo,di volto :
*si*.
e continuiamo 
e andiamo,noi sui
passi.


*_gioilan_*



lunedì 17 novembre 2025

dove va il tempo come va il tempo


--
il tempo
un urlo 
imbavagliato  
in cima 
 a scale 
da salire scendere 
nelle ore
delle
stazioni
per tutti i treni
che mai verranno
sui binari, a
rivederci,pronti
agli arrivi,alle partenze
certi,certe.

*_gioilan_*

"Dadaumpa" per sempre.Alle mie fatine luccicanti.


{miniblog}
Avevo 4 anni e papà e zio Mario mi portarono all'allora JollyHotel
dove,oltre qualcuno che loro due dovevano incontrare,c'erano le gemelle Kessler.

Erano con i loro compagni,sedute ad un divanetto, in un salotto accanto alla Hall dell'albergo.

Papà le riconobbe,si sapeva fossero in città a "La Lampara", il famoso 
dancing ,sorrise chiamandomi ,mentre guardavo,curiosa, un vaso 
con dei fiori di gladioli rosa enormi ,mi disse chi erano,se volevo potevo avvicinarmi gentilmente e sorridendo,a salutare.

*Ma senza disturbare*.

Lo specificò a voce altissima,come a
farglielo sentire.
Decisi che si.Andava bene.

'Ndiamo a vedere 'ste due gemelle che tutti dicono.

Però,quando si voltarono.
Io le riconobbi,immediatamente. 
Ma mi spaventai *moltissimo* .

Le "fatine" luccicanti che vedevo minuscole, in quella cosa che 
mi piaceva tanto,la
 televisione,erano,si . 
Lì davanti a me. 
Ma alte,troppo.
E pure colorate.
Io le vedevo piccole,nella tivù.
Queste, erano ENORMI ,alte come papà.

Tutte scintillanti nel bianco e nero che faceva sfavillare i loro costumi in televisione,qui avevano,di brillante,solo i sandaletti.
Il genitore mi chiese di avvicinarmi e salutare,ed io.
Obbediente,infatti.
Mi avvicinai e scoppiai a
piangere,delusa.
Con un pugno nell'occhio ad asciugarmelo,lacrimai tutto il mio dolore a papà, protestandogli :

<<No,non voglio! Voglio la mamma.Sono alte. Non sono loro.>> 

Feci un fracasso tremendo,che :

1) papà rimase stupito,con
2)mio zio Mario  che
 gli chiedeva ,sorpreso, che cosa mi avesse fatto,e
3) le due altissime dame, ridendo, mi chiamavano a sé con le mani 
mentre il povero
4) Enrico Maria Salerno,compagno di Alice,si avvicinava,molto preoccupato.

Mi accarezzò i capelli,mi
 disse che ero una bella bambina.

 (😳Amme'!! Sempre stata una palletta bruttissima,si vede che era un papà ,uno che ci sa fare con i bambini) 

Riuscì a stupirmi con quel 
complimento inaspettato ( e raro)
quindi a farmi smettere 
di piangere ,immediatamente .

Fu gentile,mi offrì caramelle che erano su un vassoio poco distante,si informò se fossi ancora spaventata e 
mi consolo', quando glielo confessai :
queste "GEMELLEKESSELERER"
erano troppo alte e non erano "ASSOTUTAMENTE" le MIE fatine luccicose nella tivù ,che facevano la magia di DADAUMPA.Che
erano piccole
come gli omini di
GULLIVER 
(che diceva zio Mario,là)
Ed indicai lo zio
che osservava,alquanto 
preoccupato.

(Questa me di adesso si ricorda le risate di tutti.)

E il disappunto a quelle,di 
Enrico Maria Salerno
che,serissimo ,chiese ad un signore seduto non lontano, come si potesse spiegare,adesso,alla bambina.

A papà sopraggiunto,che cercava,scusandosi,di portarmi via
e allontanarmi da tutti loro,lui affermò quanto fossi intelligente.

Ellen profumava tanto, si alzò dal divanetto, si chinò (traduco: scese giù 
verso me)
a guardarmi negli occhi ,mi mise una mano tra i capelli e provò 
a convincermi, cantando
"DADAUMPA" e si, la voce 
pareva la stessa .
Alice non si avvicino' ma mi salutò 
con la mano e canticchiò anche lei.

Umberto Orsini,era bellissimo.Si,quello della televisione pure lui, era il 
signore accomodato
lì ,accanto ad Alice, fumava, con un portacenere "a girello" ,in mano.

Umberto Orsini amme' pareva 
il principe Filippo della
Bella Addormentata,del libro che
zioNino,ilcognatone di zioMario,mi 
aveva regalato.Lo aveva comprato
*amMilano* che era una città 
magica dove si trovavano i libri
colorati di Disney,che lo zio mi
portava quando tornava di lì.
E lui mi aveva detto
che Filippo era un principe vero.
Umberto Orsini era bellissimo,preciso
identico e uguale,a Filippo.Del libro.
Umberto Orsini, mbe':
era bellissimo.

E non sapeva che rispondere a Salerno.Pero'.
Mi chiamò con le dita,dicendo
"Vieni, vieni, vieni,qui.Da noi".
Lì dove era seduto con
 l'altra gemella,mi chiese 
il nome,che era come quello
 di una sua amica Steni ,disse,proprio così,Steni, vattelappesca chi fosse. 

( oggi so,una grande attrice) 

E, mentre papà,lo zio e non so chi altro,in quella afosa tarda serata estiva parlavano,mi avvicinai a lui sempre accompagnata e presa per mano da Enrico Maria Salerno che inforcava un paio di occhialoni neri,pure di notte, come quelli di mio zio Nino,il cognatone 
di zio Mario.

Il Signore Orsini ,con una sigaretta tra le dita,e tenendo con l'altra mano il posacenere, me ne illustrò la "magìa".

Funzionava come un aggeggio misteriosissimo ,al centro si spingeva una specie di birillo,il piattino si animava a ventola e la cenere spariva, in
un insospettabile 
doppiofondo,sotto.

Se la mangiava,mi disse.
Altra magìa.
Decisamente .Affascinante.

Per una bimbetta che continuava a chiedere ad "Enrico",mentre
 papà ,tenendo tutto 
sottocontrollo,poco lontano
rideva :

 <<Ma come fanno  loro (Umberto Orsini,quello che era bellissimo,compreso) ad entrare nella televisione?>>

Stasera.
Triste.
Ma tanto.

"Dadaumpa" a voi,per sempre
 siete e sarete le mie 
minuscole "fatine luccicanti".

Se c'è un Paradiso
spero siate già lì 
insieme per sempre 
come 
avete vissuto ,perché il Paradiso
dev'essere per chi 
ha amato tanto e si è 
fatto tanto amare.

Pur se in ultimo il dolore 
e la paura non facili da 
affrontare, hanno deciso
una comune scelta.

"Dadaumpa" a voi.
E ad Enrico,che mi salutate tanto.

 PSSSSS : (Post.Scriptum.)
E comunque,invece a Roma,in una trattoria,un anno dopo,correndo per raggiungere mammina,versai addosso ad un signore con occhiali come quelli di Enrico Maria Salerno e mio zioNino,il cognatone di zio Mario,un piatto di minestrone.
Quando si firmava ,scriveva PPP.
ma è un'altra storia.


*_gioilan_*


lunedì 10 novembre 2025

obiettivo azzurro nell'alba,piano


luce che arraggia tutt'intorno
caccia il buio
sulla notte mancante, scorrevole aurora
infiora le nubi 
e pecca in umiltà, quand'anche fosse tutto il vero
in quei fiori canuti
del mondo 
del tempo.

a vomito
una bava nebbiolina è 
la foschia del mattino.

si passa e si resta
sulla bocca affilata del mare
che s'ondula
ad osservarne
il corpo
acciaio perlaceo colore
che pare immobile
ma non


sabato 8 novembre 2025

dal palmo delle mani verso l'alto


--
stasera ho i piedi 
d'acqua e vado avanti
piano.l'odore delle foglie strette ai rami,e quelle volate a terra -se le chiami- rispondono la fiaba
di angeli condannati al marciume nella zolla.

Se osservi, da una cruna
ti divora un cielo grigio a dare un filo al nulla -è sera di neanche luna,che dovrebbe,cicciottona-

tutto s'affolla,eccetto il vuoto
su una culla di acqua -che è una pozza- in cui s'ammazza e
sborda un tanto,tutto
il vento.
               che non manca
ridendo,ai richiami -solo un poco-.
ne ho ricami,piano piano
dalla pioggia.sul palmo delle mani
verso l'alto
a foggia come conca.
di


*_gioilan_*

domenica 2 novembre 2025

*quello che vorrei fosse vivo ancora*

--
 *quello che vorrei*

c'è un qualcosa da spiegare,sorridendo.
quanto siano belli i piccoli scheletri,
dòmini e streghette.
i bambini del "dolcetto o scherzetto?" accompagnati da genitori e che invadono,per lo più, esercizi commerciali, dai gestori 
innegabilmente infastiditi. ma con il sorriso arreso sulle labbra,che offrono caramelle e dolciumi per evitarsi -raccontano sconsolati- fastidiose uova non tanto marce,ma sempre puzzose ,che arrivano puntuali.I bimbi.
Un po' meno belli gli idioti che approfittano.Della mascherata. per vandalizzare,imporsi,disturbare,
pretendere.Anche circondando per strada anziani o seguendoli con pretese assurde.

Quello che vorrei è che fosse 
raccontato, più che spiegato.
bene-bene. Che la festa di Halloween è anglosassone,americana ,arriva da chi non ha storia e deve inventarsi tradizioni.
Altre da noi,come in culture che sono anglosassone,ma furono celtica ,spazzate via dalla commercializzazione americana e poi importate in modo disconnesso da noi, dove invece la tradizione di memoria è sempre ancora forte.
 Noi,diretti discendenti dei Romani ,che in casa avevano le statuine 
in cera dei Lari ,gli dei che poi erano
 le anime dei defunti ,abbiamo un concetto di festa 
(per l'unica festa che non è festa)
legato al ricordo.
Senza gli eccessi colorati come la "Dia de los Muertos",in Messico.

Noi,non siamo che così.

Memoria.Un po' triste,ancora un po' silenziosa.Delle visite,chi può, lì,dove come in alcune noci di terra o in guscio di cemento chiusi da marmo, riposano persone care che non ci sono più accanto.
Noi siamo. In quella decisione di fare il viaggio verso i Cimiteri 
dove tutti ,purtroppo,abbiamo qualcuno.

A tutte le età della nostra vita, li' siamo "visitati" dal senso della perdita,consci che in quel campo, dove sorgono anche cappelle,c'è sempre un qualcuno amato per parentela,amicizia,magari solo conoscenza,che ha attraversato la nostra vita con la sua. Ed è diventato "presenza".
Da ricordare.
Che è andato via ,ma ci sta sempre dentro al cuore ,nella mente per tutto l'anno. 
Però poi il 2 novembre o giorni giù di lì, e' lì che ci aspetta.Solo un momento.

Halloween è una festa allegra,giocosa,un divertimento che puo' distrarre.
Che rincorre "la paura" ,uno degli stati emotivi più gettonati nei nostri tempi,ricreati per far vivere
emozioni ,forti,pare ,anche nei più piccoli .
Che certe maschere o certi racconti diseducativamente proposti ,sembrano attirare.
Potremmo aprire lunghi discorsi sull'odierna e risibile ricerca di certe "emozioni",ma non qui,ora.
Halloween,quindi.
Da spiegare ai bimbi,da fare vivere,ma *specificando bene*.
Come non sia festa _nostra_.

~
Quello che vorrei.
Raccontare le tradizioni.
Della mia famiglia,e di tante famiglie,ancora.
La sera di "Tutti i santi" 'ché *Tutti*,noi vivi,ma proprio tutti,siamo santi, dalla scatola dove sono raccolte,una ad una,
tornano tra le dita
quelle "immaginette" rispettosamente riposte, che spesso ai trigesimi sono consegnate a futura memoria,fotografie di volti cari di persone scomparse.
Ognuna sorridente ,con una storia personale di vita da non dimenticare,da ritrovare ogni anno ,sorridendo.Magari bevendo ,come una volta il buon Padre Enzo Bianco raccomandò in tivù ,un buon bicchiere di vino rosso per celebrarne il ricordo.
Da tramandare ,come la mia nonna materna raccomandava, perché è 
davvero così,raccontandolo a chi è vivo,che qualcuno morto ricompare ancora.

Foto,a centinaia.

Poi l'esposizione in un angolo
di una stanza,sul vecchio comò,in quei primi giorni del mese "dei morti", con i lucernini ad olio i fiori,alternati a rami di foglie secche.
E Crisantemi.
In un senso di rispetto per quella presenza esibita,ancora.
Passandoci davanti,di giorno,magari ricambiando il sorriso che arriva da quelle foto.
Altra tradizione.

La sera tra uno e due novembre, la tavola apparecchiata ,lasciata preparata per la notte del "Passaggio".

Credenza popolare che ad alcuni pare più truculenta,da raccontare ai bimbi,di quella delle streghe o dei morti di Halloween che sorgono non benigni ed invidiosi 
dei vivi, dalle tombe .

Con la tovaglia più bella,i fiori al centro, la bottiglia con il vino,il pane su un vassoio coperto da un tovagliolo,piatti,posate,altro tovagliolo.

Perché racconti tramandati, spiegano che quella notte, le anime care dei defunti di casa tornano. Per riunirsi nel luoghi dove 
quotidianamente ci si incontra e celebra la vita con l'atto principe della stessa, il desinare.
In famiglia,insieme.

Antiche storie,opinioni arricchite da racconti ed altre tradizioni ancora,come,a centro tavola, quella notte,lasciare la "Colva".

Che ha origine antica,con nome che parte direttamente dalla Magna Grecia .
Il "nostro", pugliese,tranese,dolce dei morti.
Una volta,ne ho scritto dei versi
in una flash di ricordo di bimba 
che
osservava la nonna e sua sorella, zia Graziella.

 Preparavano con amore il grano scegliendolo,tenendolo in ammollo,lessandolo e scolandolo. Poi avviandosi a 
"condirlo" in un rituale 
speciale fatto dalle litanie
 degli scomparsi di famiglia,nei teneri ricordi,anche nelle risate provocate da quelli.

Con i simboli ricchi degli ingredienti del dolce stesso :  
il grano lesso ,che rappresentava le anime dei trapassati .
Più se ne ingoiava, più si liberavano  verso il "Purgatorio".
Condito
dal vino zuccheroso e nero del mosto cotto,rappresentazione 
poeticamente intendendo,dal succo principe ,nettare degli dei ,al collante delle anime della nostra terra : la dolcezza zuccherina  del vino che si fa,cotto,liquore.
Inglobando al tutto:
noci spezzettate, come a segno di ossa,in un corpo sepolto in un guscio, la' come custodito in uno spazio segreto (rappresentazione delle tombe);
aciduli chicchi di melograne, sgranati pazientemente per essere separati 
dall'involucro amaro. Frutti
dal succo cremisi ,che rappresenta il sangue 
che fluisce in vita e si rapprende in morte,passaggio simbolico tra vita
 stessa e morte.Come la ninfa 
Persefone , ingannata per l' Ade ,che mangiandone alcuni chicchi,esattamente sei,per sei mesi dell'anno, viveva con il suo
rapitore e maritio,nel Regno dei Morti. 
La cannella.
Che aromatizzava anticamente i vini,i cibi e nel contempo poteva essere adoprata per imbalsamare i corpi dei defunti.
Le uvette, cioè l'uva passita.Che nei dolci è fertilità ,abbondanza.
Tutto,ha un senso.
Antico.
Con ingredienti che esistono da sempre.
E diventa
un cibo antico.Tutto celebra la vita nel ricordo dei trapassati dei quali ,nulla si perde.
 Vale a dire, come il chicco di grano caduto in terra, sepolto cambia consistenza ma non marcisce, e poi cresce migliore e più bello in una spiga ricca di vita,così il corpo umano sepolto nella terra si decompone,* per risorgere di nuovo senza essere danneggiato, glorioso in eternità.**

 C'è da premettere che ogni tradizione 
antica, nel tempo assorbe modernità e
 oggi aggiungono il cioccolato,il cacao,lo zucchero.Ma in passato non potevano essere,dalla tradizione piu' longeva dei tempi andati : non erano contemplati cioccolato, 
zucchero  perché manufatti, giacche'-ovviamente- semplicemente non esistevano
nella "nostra"
tradizione culinaria antica.

Tutti prodotti rigorosamente "poveri" della terra che produce il suo zucchero anche senza lo zucchero,ma con le uvette passite,il vino d'uva cotto e dolce che chiamano "Sapa".

Un tramestare lento, di chi preparava il dolce
raccolto in un
recipiente alto e chiuso al centro della tavola del "Passaggio",che il dì 
seguente ,sempre di digiuno,sarebbe 
stato l'unico pasto.
Prima di recarsi in visita,al Cimitero.
Con lì il trionfo dei
fiori,dei lumini.
E degli incontri.
Tra gente viva che è convenuta
nel ricordo di chi non c'è e si saluta,si parla,dialoga.

Non c'è silenzio,ma parole.
Saluti,vita.
Perché la morte,prima che tutto, è vita.

'A livella nella nostra mente e nel nostro cuore,ci livella anche nei sentimenti,ogni anno c'è l'usanza per i defunti di andare,al cimitero... tutti.Noi.
Anche solo con il pensiero.
Niente Halloween,niente streghette ,niente scheletri e racconti da paura della notte prima...
Ma ricordo.
Magari,nel silenzio.



* Ne parla Paolo nella Lettera ai Corinzi (capitolo 12, versi 35-44).
** La stessa immagine della Sua Resurrezione fu anche usata da Cristo (Giovanni Vangelo, capitolo 12, versetto 24).

*_gioilan*_

sabato 1 novembre 2025

capito(mbo')lo.


--
           capito(mbo')lo. 
                       I
          
 addì 31 di ottobre 
-mattina a scuola-

La maestra ,detta
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

dava
un suo monito

(era il
Presidente della nostra
piccolissima
Repubblica che a scuola
si chiamava *classe*)
                 :

<<Da domani vacanza,
ma compiti a casa.Ci
aspettano giorni di
tanti ricordi e silenzio.
Giorni per

O. sser. Va.re. 

e poi
raccontare sul
quaderno a righi.

In altri paesi del mondo
però,non é così.
Si festeggia. Ma questo
-bambine- vuol dire
vivere in posti diversi.

Il fiore di questi giorni 
é il 

Cri. Sant. Emo.

Che per noi vuol dire
dolore.Però in
Giappone -per quella
sua esplosione di 
petali- é il fiore della
gioia.Si regala ai
matrimoni.

La nuova parola da
trovare sul dizionario é 

Tra.di.zio.ne.

E adesso vi racconto
della festa che é
il primo giorno
di novembre,
di tutti noi vivi 
che siamo santi.

Tuttituttituttitutti
(diceva così per aumentarne.il numero,e nessuno escluso!)

perché viviamo la
nostra vita ogni giorno
fra tante difficoltà 
visto che siamo
per so ne = u ma ni.

Poi,da vivi,il giorno
dopo ricordiamo
tutti i defunti :
quelli che c‘erano,
perché vivevano,quindi

e.sis.té. vano

 e poi
si sono addormentati
per sempre.

Però. Tornano vivi
quando,ricordandoli,li
raccontiamo 
agli altri,anche a
quelli che non li hanno
mai conosciuti.

E ci si
reca tutti al Cimitero a
lucidare le lapidi,
a portare fiori ed accendere
lumini.

Vi capiterà,bambine,di 
vedere tombe senza
neanche un fiorellino.
Lì. 
Ci sono persone che non hanno più nessuno che
le ricorda.
(la maestra ci faceva un sorriso triste).
Altra parola da trovare sul dizionario: 

A.dot.ta.re.

(lei scandiva sempre, le lettere delle parole.
Quando voleva dare
grande 
so len ni t-à 
al vocabolo
nuovo ed al suo significato).

Ecco: adottate quelle tombe 
e fermatevi un attimo a dire che,
se pure non conoscerete 
mai chi c‘é lì dentro,gli volete un poco bene.

Poi.
In fondo al viale
con i pioppi dolorosi.
Dove al cimitero c‘é la tomba del milite ignoto,ci sono le tombe degli ebrei.

Se c‘é qualcuno chiedetegli
il permesso e,se no e
potete,lasciate 
un sassolino.
Ma niente fiori.
Mi raccomando: agli
ebrei solo piccoli
sassolini che -per loro
sono come i fiori- e
ricordano a tutti
di quando quel popolo
vagava per i deserti improvvisando sotto le pietre
le sepolture.

Poi,il giorno 4.

Ricorderemo
tutti i soldati.Di sempre.
Di tutte le
(terribili) guerre.Quelli
che sono morti lontano da casa...dalle famiglie,dagli 
amici.

Mi raccomando,bambine.
Ricordate di osservare.

Ma di parlare a bassa voce 
e fare

            Si. Len. Zio.

Il silenzio é importante.

Mangerete un dolce strano
la Colve.É un dolce che 
arriva dagli antichi romani.
Ma ne riparleremo.>>

La mia maestra,
SignoraGiovanna.anni '60.

chiedo scusa e riscrivo :
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna.
(Era di colore biondo,infatti.)

Ri pe to : anni '60
Un altro secolo,addirittura un altro
millennio.

Poi a casa capivi subito
che era una festa
diversa.
Intanto gli odori.
Di mosto che cuoce.
Poi di castagne,arrosto.E funghi,per il risotto.

Fino a quando
non squillava il campanello
del portone e qualcuno
arrivava.

Gente di famiglia ma di città lontane, gente che
veniva in visita
“per i morti“.

Gente che pure allegra
per la visita e trovava 
allegri pure tutti noi
di casa, poi 
si intristiva,parlando
di chi non c‘era e
del Cimitero.
Perché. 
Ogni anno ce n‘era
uno nuovo.
Che,altra parola nuova
da ricercare sul
vocabolario,
*MAN CA VA*.

(ma non ora.
 Adesso c‘era da pensare
alla festa di domani
Tutti i Santi.)

 ______________________________

          capito(mbo')lo
                       II

addì 1 novembre.


Tutti(i)Santi.
Già.
Come aveva spiegato la 
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna
tutti siamo Santi (esse maiuscola),per
oggi.
E noi bambine per un
giorno *dobbiamo 
esserlo*.
*DOVETE*
(questo era il pensiero
dal “buongiorno“ appena sveglie fino a sera,a seconda
che a parlarci fossero
-in ordine alfabetico-
la mamma
la nonna
il papà
la zia ospite,con pure lo zio,l'altra zia.)

Buone,brave. 

Riapro parentesi:

(Uhm Però anche domani
co‘ ‘sta solfa,perché 
domani 2 novembre
c‘é 
Silenzio.
Per i tuttituttiTUTTIimorti
E vabbè !)

Chiunque a farci gli
auguri.
Dopo la Messa.
Quindi in visita agli zii.
Anche per telefono.

“AUGURIAUGURIAUGURI
BUONONOMASTICO
A TUTTITUTTITUTTI.
I SANTI“.

A pranzo sugo,ma
con i funghi.(Senza risotto)
Pollo saporoso
di vino dolce con patate
arrosto.
Per dolce, castagnaccio
con le spine (che erano
foglioline di rosmarino)

Quindi a prepararsi.
Per il giorno dopo,
quello di 
tutti tutti tutti 
          i morti.(come aveva detto laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

Che stesse arrivando
una cosa speciale
lo capivi dalla nonna.

Che sciorinava tovaglie
riposte,sbuffava a certe
macchie gialle,ne lavava
una che
appendeva ai fili
sul terrazzo visitato dal sole,ritirava
e stirava perché 
a sera,si doveva
 “apparecchiare per
   i morti“.

E a primo pomeriggio
si manovrava
sul como‘ del corridoio.

Lucidato a nuovo,
a destra la vecchia
“campana“ con la statua
della Madonna Addolorata
la stessa,in piccolo, che esce
in processione a cercare
Gesù che soffre, ogni anno a
notte 
del giovedì santo.

(e già qui c‘era un
sentore di tragedia)

Davanti,portafiori
con (quegli orribili) piccoli crisantemi
gialli che la mamma
si coltivava sui vasi 
in terrazzo e che,ma tu guarda.
Misteriosamente
poi fiorivano esattamente
all'appuntamento 
sul comò.

Il lumino ad olio,a debita distanza da
fiori e campana.

E,si capiva.
Tutto doveva essere
perfetto.

Apparte la puzza (!).

Di quel lumino
ad olio nel vecchio
calice rosso
sbreccato
(che.modestamente.
avevo rotto io
ad anni 5) il quale,
sfrigolando,
puzzavapuzzavapuzzava
di panzerotti fritti,per
 ore.
la nonna mia non buttava mai nulla.

Puntualmente,ogni anno,
per evitarci quel cattivo
odore,
la mamma ne
comprava uno di cera
che la nonna sequestrava
per altri (mai saputi)
usi.

Tu la fuggivi,quella puzza,andandotene a giocare
altrove.
Poi,passandoci davanti per
caso...

Finalmente li vedevi,i.

m. o. r. t. i.

Ovvero le foto 
esposte lì,in bella vista 
come carcerati all‘ora d‘aria,fuor dalla ex scatola delle scarpe,quella
(giustappunto)nera,
chiusa da un nastro di raso,
scippato ad una vecchia
coperta del corredo.
Qualche portaritratti
in argento con il
nonno con i baffoni,la
nonna un poco triste,e.
“Fotine“, foto piccine
delle persone che
erano mancate.
Quelle immaginette che
si inviavano ai parenti
del defunto, o 
si distribuivano a fine celebrazione “trigesimo“,ai 30 giorni dalla morte,con la
 immagine bella che viva e sorridente,con gli occhialoni
o i capelli freschi di parrucchiera...di chi (uomo
o donna) era scomparso
e,sotto,una
breve preghiera.


Guai a toccare.
Guai a chiedere.
Guai a fiatare

 (‘ché a nonna venivano
subito gli occhi rossi
come al
raffreddore)

Però. 
Era a sera,dopo cena.
Che incominciava la
cerimonia.

Quando solitamente si
sparecchia e rigoverna
prima di andarsene
a nanna.

Succedeva...l‘insolito.
Nonna riapparecchiava
di nuovo.

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      Capito(mbo')lo III

prima sera 
addì 1novembre.


Riapparecchiava
tavola.
Stavolta con la
tovaglia bella,profumata
ed appena stirata.
I fiori a centrotavola.
E le bottiglie in 
cristallo 
d‘acqua e
vino rosso.
Tovaglioli,posate
al loro posto giusto.
(!) 
Ed un panino vicino
ad ogni piatto.
Posate (senza coltello e forchetta,ma poi vi spiego),tovagliolo.
Al centro la zuppiera con
la Colve.
Qualche castagna intorno con foglie cremisi della "Vite del Canadà" per decorare.


Bella tavola! Ma la più bella dell'anno!

Come se si fosse in
attesa di ospiti.
Perché .Con gli ospiti
era sempre così .
Le cose migliori,per
accoglierli bene.
*L‘ospite é Sacro*.

E se sono sacri gli
ospiti vivi,figurarsi
i morti.

Quindi la nonna, ogni
anno 
passava a raccontare.

Che.
Quella notte.
*Solo quella notte*.

Le anime dei morti
avevano il permesso
di uscire dalle proprie
tombe e...tornare nel
mondo dei vivi.

Nelle proprie case,alle
proprie famiglie,per
controllare che lì
tutto andasse bene.

Girovagando per le
stanze,sfogliando
i propri libri,sedendo
nelle vecchie poltrone.
Controllando negli
armadi,mentre i mobili
scricchiolavano.

Quindi.
Sedendo a tavola.
L'unico posto dove,con la 
propria famiglia riunita,quando,riunendosi.
Mangiando.Avevano
celebrato la vita.


Non consumavano
pasti.Semplicemente
si sedevano lì .Dove
la famiglia si
riunisce e condivide
per almeno due
volte al giorno,il pasto.

oh .Era importante 
anche sapere che alcune anime
nu poco dispettose,se trovavano
 le posate appuntite...ehm
con quelle si potevano ,diciamo vendicare (ma non ero curiosa e nemmeno adesso . e non voglio ne' sapere e nemmeno dire come
potevano essere eseguite vendette)

'na cosa.
Che amme' bambina come alla tizia dai capelli bianchi che adesso scrive...
metteva e mette ancora 'na pa.ù .ura....

Dopo la visita.
Le anima dei defunti
Si spostavano.
Tutte insieme, per andare
a Messa in Cattedrale,per
poi tornarsene
in processione,al Cimitero.
Nel giorno della loro
festa,ad aspettare le
visite dei vivi.

Gli altri,i morti "freschi",morti
non da un anno,in casa ci 
rimanevano
ad osservare e stare vicino con amore di testimoni che guidano,tutti 
i loro amati
fino all'Epifania ,quando se ne andavano 
in Purgatorio con la Befana,che
 ogni festa porta via.

E.
In quella notte era bene
che tutti i vivi...
stessero a casina propria!
A meno che .
Non fossero medico.
O prete.

Mbà .
....
Sempre apparecchiando,la
nonna raccontava di
avere le prove
di questo ritorno...

Ed ogni anno 
era lo stesso racconto.
Ma rispolverato.
Arricchito di nuovi
particolari.

Un‘amica della mamma di sua nonna,
alla sua nonna da bambina,aveva
raccontato di
un episodio successo
al trisnonno di suo nonno


(per età si risaliva,fatti
due conti,al milleeseicento)

Il poveraccio,medico,poco
dopo la mezzanotte di
*quella notte* in cui tutti
si sta tappati in casa,
nonostante le preghiere dell‘anziana madre e della
mogliera
s‘era
risolto ad andare a
controllare lo stato
di una puerpera che lo
preoccupava molto : lei
era giovane ma 
delicata e debole,il
suo bambino 
si presentava dal verso
sbagliato.

Però.A metà viaggio.
Al calessino che lui
guidava, s‘era svitata
una ruota...e così s‘era fermato.

Già si disperava.Che.

Improvvisamente un
giovane,sbucato dal
 nulla,sorridendo 
s‘era offerto di
aiutarlo,salutandolo 
rispettosamente
e chiamandolo
per nome.

Faccia rassicurante,educato.
-Che fortuna-

Lavoro difficile,riattaccare
una ruota in piena notte.

Però.Ci erano riusciti.
Ed il dottore si era
offerto di accompagnare
il giovanotto che
rincasava 

-Era il minimo-.

E dove? Dove abitava???
Combinazione!!!
In una zona vicinissima
a casa sua.

Lui che,guidando i cavalli,
ci faceva quattro 
chiacchiere si 
scopriva contento,di
quella compagnia
in *quella*notte.

Il ragazzo tornava 
a casa,dopo la guerra.
Infatti,il medico
se ne accorgeva solo.
allora,era 
vestito come un soldato.
Tornava
dalla moglie e dal
suo -sconosciuto-
piccolino
mai tenuto tra le braccia,mai 
conosciuto

Nel tragitto
il dottore lo scopriva 
simpatico,un tipo che 
vorresti per amico.
E dall‘aria 
(vai a capire perché ) 
piuttosto inspiegabilmente,
familiare.

Intanto.
Il calessino per strada
incrociava tanta,ma tanta
gente.

 -Cosa strana.Di notte,di
*quella notte*...-

Pareva pieno giorno.E
giorno di festa.Con persone
che si salutavano,si 
riconoscevano,si
abbracciavano ridendo.


Bambini,signore.
Operai,notabili,
manovali,contadini.
Negozi aperti.Addirittura
la forza pubblica e
le carrozze delle persone
facoltose.Anche musici
e le bancarelle delle
fiere,un cantastorie
seguito da famiglie,il
teatrino dei burattini 
con bambini che 
piazzati lì davanti 
ascoltavano ,ridendo.
Chi cantava.C‘era una
processione,con preti,monache,frati.
Scendeva
dalla 
Cattedrale.


Che ti fa la stanchezza!
Ed il medico
stancostanchissimo
sempre,pensò d‘aver 
confuso data,pensò 
ad una festa di città...che.
Già .
La stanchezza
gli aveva fatto dimenticare.

Ma quanti anziani,in
questo viavai.
E molti si scappellavano.
Tanti lo riverivano.
E alcuni...
Avevano anche volti
che gli pareva
di conoscere.

Poi.All‘improvviso.

Una bella signora, 
giovane,bell‘abito
della festa,felice,con 
il suo neonato fra le
 braccia.

Eh...ma quella non era...
Ma certo.
La puerpera che lo
impensieriva.
Che avrebbe avuto un
parto difficile.
Invece ...
Ma guarda!
Era andato tutto bene.
E così bene che il
bimbo era nato
-bellissimo-
stava bene e la mamma
lo portava a veder 
passare processione,forse
per la sua prima
volta in visita
in Cattedrale.
...
Meglio tornare a casa.
Povero dottore stanco!
Molto meglio.
Procedendo piano,fra
tutta quella gente.
Meglio tornare dalla moglie,a
dare un bacio ai suoi 
bambini che dormivano,a
chiedere la benedizione
dell‘anziana madre.

Fu in vista di casa che se
ne accorse.

Il giovane che lo
aveva aiutato non
era più con lui.

Questi giovani!!!
Sempre imprevedibili!
Doveva essere sceso
poco prima della curva,
oltre la Cattedrale
quando aveva 
rallentato per la 
processione.

Un pò gli dispiaceva.
Non gli aveva chiesto
il nome.Il cognome.
Nemmeno dove abitasse
esattamente....

Il tempo di smontare dal 
calesse,sciogliere i cavalli
e portarli nella
piccola stalla,entrare
in casa.

Nel silenzio della
notte 
tutti dormivano.

La tavola della
sala da pranzo
come ogni anno
era apparecchiata
con le stoviglie più belle,i fiori 
e la Colve al centro,in
una zuppiera panciuta,per
la visita dei morti.

E sulla scrivania piccola 
di fronte,un piccolo
lume,e fiori,dinanzi ai
ritratti dei defunti.

Al centro, quello
del padre,scomparso
in guerra.Mai 
conosciuto.Morto
prima che lui nascesse.

Un dolore antico.

Da sempre avrebbe
voluto parlare,ridere e
chiedere consiglio 
a quel suo genitore.

Stanotte guardò
meglio quell‘immagine.
Amata,ma di persona 
mai frequentata in vita:
l‘immagine allegra e
sorridente di un giovane
che andava in guerra
sicuro di tornare a casa.

Lo guardò.E ancora. 
Meglio.Spostando
 il ritratto sotto la
luce fioca.

Era il ragazzo che
lo aveva aiutato 
con la ruota del calesse.

Poco prima
lui aveva incontrato
suo padre,che
tornava a casa.
Quella notte :dalla
moglie e da lui bambino.

E tutti quelli che
avevano incontrato????
Tuttituttitutti i morti

!

A questo punto
era resa nota anche
la scomparsa della
puerpera ,quella che il
dottore voleva
aiutare e che più 
tardi,per strada
aveva visto
con il
neonato in braccio
andare verso la Cattedrale.
Ma se chiedevi
alla nonna,lei
 sorvolava.

E a noi. 
cisiacccccapppponava
la pelle.

E buonanotte.
Sotto le coperte
per la paura.



*_gioilan_*
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