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nel buio di campanelli d'argento
un brusire di segatura
ride
ad un suono d'allodole sfiorite
(lui è in una memoria di sandali e sai
statuette e aperte melograne in chicchi )
l'acqua chiara dello specchio è una bolla
di sudore e
la sua faccia è lì, dentro
una transumanza di
ricordi sfitti,
un estuario di risate all'interno,
una glaciale pagina con che rabbia.
formiche nere nere in fila a file
unite,
crepapelle di granelli
nel riso che s'incolla,
aritmetica di tante infinità
altre da noi ed altri ancora più in là, poi.
-poi
quello
che
è,
è che
TU
non ci sei-
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