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TRANI- C’è un momento, nell'anno liturgico, in cui il cielo sembra calare sulla terra per avvolgere le fragilità umane nell'appuntamento con il Cuore Immacolato di Maria che, come da tradizione, si celebra esattamente una giornata dopo quello di suo Figlio.
Nella chiesa di San Toma, una delle più piccole di Trani, grande come un guscio di noce,quel cielo ha preso la forma di un parato azzurro.
Onde di stoffa puntate con laboriosa e certosina pazienza, che paiono aprirsi come un mare che sa di bellezza e circonda l’altare, dove la statua della
Madre Santa attende -quest'anno-
la sera di domenica ,per incontrare le strade della sua città, per uscire in processione.
Entrare in San Toma in questi giorni di preparazione significa fare un salto indietro nel tempo, o forse un passo in avanti verso l’essenziale.
La chiesa è piccina-picciò, eppure ci sta tutto. Dal bel sorriso accogliente della giovane signora che ti accoglie, fuori dalla
porta, dove propone rosari ed immaginette per chi ne abbia bisogno e dispensa gentilezza fin dagli occhi che ti cercano ,per un saluto ,quando le passi davanti.
E nel cuore della chiesina,dentro.
Lì dove ci sono i confratelli, le consorelle e, la loro prima tra tutti, la priora,che tiene insieme tradizione e devozione, custode dell'identità della confraternita;
quindi i tanti devoti che seguono con sincero attaccamento le invocazioni,i canti .
Se si guardano i loro volti, si scopre una limpida tenerezza, una compostezza antica e tramandata, coltivata nel
tempo, che li spinge ad esserci; una fede (invidiabile) che sembra riassumere l’intera teologia medievale nella purezza di una devozione compunta, delicata e profondamente sentita.
È la stessa tenerezza che si riflette sul simulacro della Vergine. Ha un volto dolcissimo. Dire "bellissimo" sarebbe abusato, scontato, e pure incapace di rendere quel senso di pace che emana. Ha la dolcezza di una madre che vive la presenza dell'umanità e la offre con le mani aperte ad accogliere,nuova forma di preghiera , il Figlio.
Sulla statua, i colori hanno il senso profondo della tradizione, parlano una lingua antica che il cuore riconosce all'istante. C'è la porpora, tinta perfetta di sangue, della veste, che racconta insieme la regalità e il sacrificio, su cui si intramano fili d'oro in disegni che sono gigli, rose, uva, sotto un cuore trafitto; e poi il velo di pizzo bianco, candido e leggero segno della purezza
sempiterna, posato sul manto del colore del cielo, trapunto appena da stelline sul fondo. Tutto in lei è un richiamo alla Maestà Divina che si fa vicina, accessibile.
È come in uno scrigno. Questa straordinaria dimensione, così intima in tale contrasto di stoffe e di sguardi, fa quasi l'effetto di un miraggio.
Per un attimo mi ha fatto tornare in mente la Porziuncola di Assisi, quella porzione di tempo e spiritualità fatta chiesetta, sperduta nei boschi, che San Francesco amò più di ogni altro posto e che volle dedicare a Santa Maria degli Angeli. Proprio in questo anno in cui la Chiesa celebra un ottocentenario importante nel ricordo
vivo di Francesco, questo tempio
piccino picciò nel cuore di Trani ci ricorda la stessa intuizione del Poverello: che Maria non si trova nei grandi
spazi, ma nella povertà di un cuore che si fa "tabernacolo" puro, svuotato di sé per essere riempito solo da Dio.
Davanti a questo altare mi sono tornate in mente le parole del mio amico frate,professore di mariologia ad Assisi. Ci ripeteva sempre che la scuola francescana ha una predilezione per la "Via Pulchritudinis" , la via della bellezza che parla agli affetti: "La vera teologia mariana -diceva-non si impara solo sui grossi tomi accademici, ma si legge nei dettagli dell'amore del popolo .
E qui a San Toma: in un fiore sistemato con cura ;
nel silenzio commosso di una consorella;
nelle due signore che arrivano
in ritardo,una che porge il braccio all'altra che, camminando, si aiuta con una stampella,e alla quale un'altra signora ancora cede il posto con un sorriso e un gesto.
In atti semplici come questi si ritrova il senso profondo di un culto, quello al Cuore di Maria, che attraversa i secoli: dalle meditazioni medievali sul cuore trafitto dal dolore alla Croce, fino alle visioni secentesche di Giovanni Eudes che vedeva nel cuore della Madre una fornace d'amore inseparabile da quello del Figlio.
Una devozione antica che chiede da sempre la stessa cosa: riparare le durezze del mondo attraverso la purezza della preghiera,meditando.
Ed è esattamente ciò che accade qui.
C’è Don Giuseppe che non parla solo di Maria partendo dalla vita di lei,ma di tutti noi e noi che ascoltiamo.
L'assemblea si fa attenta.
Lui parte dal quotidiano, esperienze familiari ad ognuno, condivisibili perché reali e da lì apre le Scritture, racconta usi e costumi ai tempi della piccola Maria dal cuore immenso.
Fa domande, ottiene risposte a voce alta: un dialogo vero, in cui nessuno di quelli che ascoltano,e così
partecipano, si senta escluso. Alla fine, nessuno esce a mani vuote.
E tra le dita,in qualcosa di appena ascoltato,qualcosa del proprio
animo.
Fuori, intanto, c'è il mondo.
Un mondo che bussa forte, con
il carico pesante delle preoccupazioni, l'ombra delle malattie, il rumore sordo e spaventoso delle guerre. Ecco: fuori.
E noi dentro, protetti da questo guscio di noce che profuma di incenso e di rose rosa.
In questo spazio minimo, davanti a una statua, accade il miracolo più semplice e grandioso della fede: un dialogo silenzioso in cui diciamo di cuore, al Cuore di Maria, tutto ciò che abbiamo in cuore.
Le portiamo le ferite di quel mondo fuori, sapendo che il suo Cuore di Madre sa come averne custodia.
Domenica sera questa bellezza attraverserà le strade di Trani,con la statua circondata da confratelli e consorelle scenderà tra i fedeli ed i cittadini,ma la vera processione è già iniziata qui, nel silenzio e nella verità di pochi metri quadri.
*_gioilan_*