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gli Ordinamenta Maris,la dignità del lavoro "azzurro" mare e cuore di Trani
Partendo da un verso che una volta,da ragazzina,ho scolpito con il mio carissimo (don) Benedetto Ronchi in una visita a lui in Biblioteca Comunale,quando tornavo a casa dal Collegio :
<<nel codice, il marinaio acquista una propria fierezza, diventando a tutti gli effetti un lavoratore che necessita di tutela nell'abbraccio di una parola dalla sonorità importante, "dignità" >>
eccomi a parlarne.
Secondo me è da qui, dalle radici di Trani, dal cuore azzurro della sua gente,che s'infiora e fiorisce la storia degli Ordinamenta Maris e diventa un fatto *unico*,che rientra nella festa del lavoro come se ne fosse un fondamento.
Si, si immagini, in un tempo in cui il mare era confine incerto e la legge spesso un miraggio lontano dalle onde, quanto sorprendente fosse che Trani,miracolosamente,per la prima volta, elevasse la voce a difesa di chi solcava quegli stessi flutti ,su barconi a volte traballanti,governando pericolosamente ed in grande difficoltà quando.
Tempo prima ,la gente sul mare era considerata schiava,non libera,conduceva ,ad esempio ,le navi degli imperatori romani in lunghi viaggi. Facciamo accenno, anche, ai rematori delle"galere" di tempi futuri dell'emanazione degli Statuti, galeotti che remando ,conducevano navi possenti,il cui unico motore era nelle braccia,negli sforzi di esseri umani punibili e considerati ,dal resto della loro società, "indegni".
Ecco il riconoscimento agli *uomini* .di quelle galere.poi diventate barconi.
Non più schiavi ,non più galeotti,non più servi.
Gli Ordinamenta Maris, in quest'ottica,non hanno misura,non sono semplici regole scritte, ma un atto di profonda umanità, rimangono un faro di giustizia che ,illuminava il duro lavoro dei marinai ed apre le menti oggi,ai Tranesi che vogliano discutere di lavoro,bisogno di impegnarsi non solo per avere un compenso economico,ma per realizzarsi con creatività nel proprio quotidiano.
Già,la creatività tutta umana del lavoro che ritaglia nella propria vita lo specializzarsi,l'essere speciali in un impegno che abbia anche un riscontro economico *dignitoso*.
E lasci traccia di sé,in un piccolo che,unito ad altre tessere fatte da altri piccoli sforzi altrui,renda migliore il mondo.
In quelle antiche pergamene, si coglieva un'eco di rispetto, un riconoscimento vibrante della fatica, del coraggio, della perizia di chi con le proprie mani sfidava le tempeste e traeva sostentamento dal mare,"scavandolo e vangandolo" con le reti pazientemente annodate,lavoro certosino,lanciandole poi tra i flutti e trascinandole ,ricche e abbondanti di pesca.
Marinai,gente di mare,gente tranese dal cuore azzurro,forte.generosa.
Noi ,oggi siamo loro ,come lo erano allora,ma strutturati in pensieri e "sentire" diversi per secoli,vite vissute,dobbiamo rivendicare la loro energia che è una nostra eredità culturale.
Noi siamo il germe del loro lavoro nel tempo che adesso è in noi,trasformato.nel nostro bisogno,ogni volta,di un affaccio. sull'azzurro tutto nostro in cui si allaga la costa. di Trani.
I marinai tranesi .La gente del mare sul mare.
Non più figure indistinte, parte anonima del paesaggio liquido, ma lavoratori a pieno titolo, con diritti da sancire, con tutele da garantire.
Un'affermazione potente, uno tsunami che si infrangeva contro l'indifferenza manifesta di nobili,delle classi agiate dell'epoca.
Trani, con la saggezza antica di chi vive in simbiosi con il mare, tracciava un solco, indicando una via: il lavoro, anche quello più aspro e rischioso, nobilita l'uomo e merita protezione.Merita
ri co no sci men to.
Fa commuovere,sempre.E' una considerazione "alta",altissima ,in un suo principio etico da amare con forza,assolutamente,in questi tempi privi di valori e di generosità.
Una traccia che lancia in avanti il sale marino del futuro che giungerà , della bellezza del coltivare l'anima della nostra stupenda città *considerando* i pescatori,il mondo del pescato,il nostro cuore azzurro,fiore azzurro all'occhiello del nostro essere * tra ne si.*
Quell'azzurro che portiamo nel cuore, noi tranesi, quel colore che ci identifica, che ci fa respirare a pieni polmoni tutto quel l'andirivieni cilestrino.
sia che ci troviamo sul lungomare a lungo passeggiare ed a lungo scorrere tutta quella meraviglia potente che sa di respiro a pieni polmoni, di indipendenza, di felicità...
sia che,affacciandoci dalle ringhiere arrugginite nella piazza della Cattedrale, a guardare verso il Gargano misterico dei Santi,del verde sul mare,della possenza da raggiungere con la mente... si riflette in quegli Ordinamenti, atto d'amore per la propria gente, da parte dei Consoli del Mare, per quei volti segnati dal sole e dalla salsedine, per quelle mani forti che stringevano le corde e governavano vele fiorenti nel vento.
Gli Ordinamenta Maris di Trani non sono solo un pezzo di storia giuridica, ma un canto di dignità, un inno al lavoro che nasce dal mare e che al mare ritorna.
canto di dignità per un lavoro che non è schiavitù,ma necessita ed espressione.
Sicura.mente il primo,da primo maggio del lavoro in festa.
Un principio, sancito secoli fa in questa mia,nostra terra adorata, che risuona ancora oggi, in questo primo maggio, come un monito e una promessa: il lavoro è fierezza, è onore, è compimento è vitale urgenza, sempre e per tutti.
E Trani lo sapeva già allora, con la sapienza di chi ha il mare nell'anima e l'azzurro nel cuore.E se lo porta ovunque.
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