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la voce che qui ascolto è ancora
vostra
oltre il gomito del porto
dentro alle onde
perchè vostro chiamo il nome
che sorrisi sono e siete
lo spazio dove io vi credo
e -come state (?)
vivi ancora
veramente ?-
eccomi qua
anno dopo
un anno al passo
scusandomi,
se non riesco ad ostacolare
le lancette
se non posso cancellare dal
giornale delle foto
il sangue che
è stampato sul
selciato
eccomi
e chiedo scusa
se il sorriso che riesce
a frantumare
il peso dei pensieri
srotola
la miccia dei misteri
della vita
che esplode e
non sempre trova il bandolo del
destino
a terra siedo
per fare a morsi
i miei piccoli ricordi
guardando
un topolino che corre
verso i buchi
del formaggio
ostaggio
di questo tempo
di telefoni
sempre in mano.
(ciao, ehi voi?! ci risentiamo?)