martedì 6 aprile 2010
L'Aquila
--
ecco il breve tocco che ha visto i massi
come neve insabbiati e tutto sotto a
un crepacuore fatto di mattoni
gli animi in silenzio soltanto in altri
muri appesi al ricordo delle urla
-di arrestare la morte non si cessa-
si segnano con pugni di terra,
si marchiano del profumo delle cose.
e tace stanotte il vecchio sobborgo
con le luci a fatica ,disconnesse
anche loro, prive di vita dove
la folla è cacofonia di sospiri.
a braccetto in una fila di memorie e
fiammelle che si suseguono in corteo
(è gelida la realtà e il camminare
per anfratti ricercando altre vie)
una città adorata precipitata
smottata sbriciolata accucciata
sfumata fuor dalle pieghe del tempo
ninfe cannelle satiri re papi
-così passano i giorni-
e non ristampo cartoline.
( voci del passato e del presente, scorci ambienti tutto franato in un niente )
Stanotte facciamo la conta e respiriamo la stagione,
un nuovo pane ha
profumo nel cielo,
si sforna la luna
che ha
un occhio rotondo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento